Si rompono le noci

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Nelle sere che già si allungavano, da ogni casa s’udiva un insolito ticchettio, o meglio un breve martellare, rapido e secco. Si rompevano le noci.

Il capo di casa, il vecchio (cosi era chiamato il nonno) e il figlio maggiore, seduti al lato del focolare con una bigoncia tra le gambe, sulla cui bocca stava posata una tavola e su questa una pietra, con un martelletto davano un colpo, al massimo due, sulla testa della noce; e mentre la mano prendeva nel sacco aperto l’altra noce da rompere, quella cadeva nella bigoncia. Un lavoro di sveltezza.

Le donne e le ragazze poi con le mani leste facevano la scelta: da una parte, dentro un piatto o un vaso, i bei ghirigli chiari e asciutti, dall’altra i frantumi dei gusci …

Poi, in una di quelle giornate di nevischio, tra S. Caterina e la festa di S. Nicola, il capo di casa gettava il sacco in groppa all’asino, e se ne andava al frantoio.

Giovanni Titta Rosa

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