Nativity

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Circa due millenni fa, la provincia romana della Giudea è governata da Erode, il quale, preoccupato dalla profezia di Geremia che annuncia la venuta di un grande uomo a guidare il popolo, opprime ogni giorno di più i lavoratori della regione con tasse e soprusi.

Nel frattempo, nel piccolo villaggio di Nazareth, la giovane Maria viene chiesta in sposa dal falegname Giuseppe e accetta rassegnata la proposta per alleviare la povertà della famiglia.

Un giorno, mentre si trova sotto un ulivo a riposare, riceve una visione che gli annuncia che porterà in grembo il figlio di Dio e che lo chiamerà Gesù.

Dopo aver raccontato l’inquietudine adolescenziale di ragazze disinibite in cerca di trasgressione (Thirteen) e quella dei giovani pionieri della tavola a rotelle (Lords of Dogtown), Catherine Hardwicke si concentra sulla giovane donna per eccellenza della cultura cristiana.

La sua rappresentazione della Natività non va interpretata come un prequel de La Passione di Cristo narrata da Mel Gibson. Anzi, in senso inverso rispetto al suo registro precedente, la Hardwicke abbandona ogni osservazione compiaciuta e moralista del dettaglio turpe e del particolare scandaloso e relega a un prologo anticipatore l’unico momento di violenza (la Strage degli innocenti). Il suo peculiare interesse per la psicologia giovanile la porta a focalizzare maggiormente la sua attenzione sulla rappresentazione dei due personaggi protagonisti.

Keisha Castle-Hughes e Oscar Isaac donano a Maria e a Giuseppe un’umanità sincera, un corpo e un carattere dotati di un’integrità e di una passione che si cimentano a poco a poco e si intensificano sullo schermo ad ogni nuova tappa del loro viaggio. La psicologia ha però la meglio sull’estetica e a queste caratterizzazioni forti risponde una sensibilità debole nell’allestimento e nella messa in scena. Gli aspetti più prodigiosi e mirabili della parabola evangelica si riducono alle scelte formali più ingenue e prosaiche, cui il budget da media produzione non riesce a garantire un incremento in spettacolarità.

Su tutto il film, aleggia infatti lo spirito di una produzione televisiva natalizia, la sensazione di un presepe vivente ben allestito, che riesce a stimolare solo un coinvolgimento distratto, un’attenzione “dogmatica”.

Edoardo Becattini – Mymovies.it

Regia: Catherine Hardwicke
Interpreti: Shohreh Aghdashloo, Keisha Castle-Hughes, Oscar Isaac, Eriq Ebouaney
Genere: Drammatico
Durata: 101 minuti
Paese: USA
Anno: 2006

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