LA SCOPA E … LA BEFANA – Gianni Rodari

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Quando la Befana di Roma ha finito il suo giro,
torna nel paese delle Befane dove, per prima cosa,
sgrida sua sorella perché non ha lavato i pavimenti,
non ha spolverato i mobili e non è andata dal parrucchiere.

Alla sorella della Befana non va di viaggiare
sta sempre in casa a mangiucchiare cioccolatini
e a succhiare caramelle all’anice.
È più pigra di ventiquattro mucche.
Le due sorelle hanno un negozio di scope.
Lì si servono tutte le Befane del paese.
Le Befane sono migliaia e consumano un monte di scope.
Gli affari vanno benone.
Quando le vendite diminuiscono si pensa a lanciare una nuova moda.
La moda della miniscopa, ad esempio, fa furore.
In principio le Befane più anziane protestano.
Poi i cominciano anche loro a fare delle prove di nascosto in casa,
con le tende ben tirate.
E un bel giorno escono anche loro con la miniscopa.
Dopo un po’ di tempo le vendite tornano a diminuire.
E allora viene lanciata la moda della maxiscopa: una scopa lunghissima.
Due volte più del necessario.
Il giorno che una Befana giovane giovane, molto graziosa,
si fa vedere in giro con la maxiscopa,
tutte le altre diventano matte per l’invidia.
L’anno dopo la sorella della Befana inventa la scopa midi e diventa ricca.
Mette su un negozio di aspirapolvere.
E qui cominciano i guai. Perché le Befane viaggiando con l’aspirapolvere,
aspirano nuvole, comete, uccellini, paracadutisti,
satelliti naturali e artificiali, pipistrelli, professori di latino.
Già, per i viaggi è più pratica la vecchia scopa.

Gianni Rodari

 

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