I Domenica di Avvento 2013. La riflessione di Padre Benedetto

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Inizia il tempo dell’Avvento, inno di grazia per tutta la chiesa che prende coscienza del suo peregrinare nella storia assieme al mondo. Il cristiano ha scritto nel cuore il suo futuro di gloria e non teme di attraversare il tempo animato dalla ‘speranza che non delude’ (Rm 5,5). Cristo è già venuto nel mondo, ma oggi attende di venire in me, perché impari con Lui a camminare verso l’eternità, finché celebrerò il suo ritorno glorioso.

L’EVENTO

State pronti – vigilate –
perché il Figlio dell’uomo verrà
(Mt 24,44)

Il fascino dell’attesa anima il cuore,
risveglia il senso del tempo
che scorre verso la speranza
di un mondo ancora da costruire.

Voci nuove al nostro orizzonte
come canto di profeta,
che accendono il desiderio verso colui
che è ancora oggi l’atteso delle genti.

La promessa dell’evento si fa persona:
viene ad aprire strade nuove
verso il monte splendente di luce,
per generare uomini liberati.

Sorge un’alba nuova che dà respiro
all’anima appesantita da un vagare
senza mete e disabituata agli accadimenti
di verità, di giustizia e di pace.

Chi sa trasformare la spada in vomero
e la lancia in falce e mietere
il grano della sudata speranza,
offrendo se stesso come pane?

La nostra civiltà addormentata
non prepara il futuro: non possiede
il tempo e la storia, ma solo se stessa,
tutta intenta ad edificarsi il regno.

Verrà il Figlio dell’uomo, grida
la sentinella che scruta per noi;
è già venuto nel tempo, ma ora
preme per nascere nella mia vita.

Annuncia il destino eterno di ogni uomo,
illumina il volto, schiarisce la speranza,
risana le ferite del cuore che attende
un’alba nuova per amare ancora.

Padre benedetto 1, xii, 2013

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